giovedì 27 gennaio 2011

Chiesa, Berlusconi, ecc.: una questione di genere


Non penso dire nulla di nuovo visto che l’eco che ha suscitato in questi ultimi giorni l’opinione di uno dei vescovi italiani (Mons. Bertoldo) su l' ora mai irrimediabile “caso Berlusconi”, è nota a tutti e, certamente, ciascuno di noi, avrà già fatto i suoi commenti. Ciò che dirò dunque, non è per amplificare l’eco di una notizia e di idee distorte che si coltivano dentro e fuori della chiesa da secoli, ma si tratta di uno sfogo che nasce da una profonda tristezza. Come è noto vivo in Bolivia e , quasi sempre, vivendo in certi luoghi, si ha la possibilità di filtrare le notizie da altri punti vista, così che molte volte mi giungono notizie che dopo averle lette e aver provato certi sentimenti, metto tranquillamente nel cassetto. Ma questa volta no, mi sembra troppo, mi sembra che si è passato il limite e chi l’ha passato non è solo il Premier italiano, ma un membro della comunità cristiana. Forse qualcuno dirà che si tratta solo del pensiero –non ufficiale- di un membro e questo è vero, ma dato che –per quanto ne so io- essere vescovo significa in qualche modo essere un personaggio pubblico e oltre tutto rappresentante di una comunità cristiana, credo che la dichiarazione manifesta non solo una opinione ma qualcosa di più. In oltre il silenzio che nella chiesa si genera sempre attorno a questi tipi di pensieri ed opinioni, la omertà, il tono evasivo per riuscire a non dire niente e a non pronunciarsi, per non assumere posizione perché altrimenti potrebbe essere “pericoloso”, soprattuto per i sacerdoti; tutto questo ed altro ancora, rende il caso ancora più pubblico e a mio avviso ancora più triste. E anche questa volta la mia attenzione non vuole fermarsi sulla questione Berlusconi, per altro già ampiamente commentata da tutti, ma su qualcosa che come donna credente e oltre tutto suora, mi sembra davvero tristissimo. La or mai famosa affermazione del Vescovo di Foligno, che, se non sbaglio, suona in questo modo: “... Berlusconi nel peccato, non offende la regola naturale, segue la natura. Vendola offende sia il peccato che la natura e dunque sta messo molto, ma molto peggio e taccia…”, indica molto di più di quello che potrebbe essere l’appoggio e dunque la complicità con una politica ora mai nella mano di persone totalmente corrotte, con tutti i sintomi di un vero e proprio malessere psicologico molto grave, tra frustrazioni e manie di potere, in balia di un egocentrismo psciologico impressionante, sociale e di genere, oltre che economico. La affermazione di Monsignor Bertoldo, a mio avviso, è ancora più triste e immorale, perché mostra l’idea di sessualità e soprattuto di genere che può avere un vescovo oggi. Sono profondamente scandalizzata come donna; come è possibile che un credente oggi giustifichi gli abusi che si fanno sulle donne (perché di questo si tratta), giovani e meno giovani, italiane o straniere, solo per difendere un Premier politico? Come è possibile che un credente usi questi criteri di lettura che denigrano il genere femminile oltre a quello definito dal monsignore come “contro natura”? Definizioni di questo tipo oltre a rimettere in questione la discriminante mentalità della chiesa cattolica ufficiale, mette in rischio l’onestà di tante donne e uomini che esprimono il loro genere con onestà e che non hanno bisogno di case clandestine private o pubbliche per esprimere la loro sessualità che per altro vivono, in fedeltà alla vita degli altri, coerenti con ciò che hanno scoperto lungo i loro itinerari di fede. Mentre certe affermazioni tipo quella di Monsignor Bertolo, sono affermazioni che mettono in ridicolo le persone e fanno della vita un semplice gioco tra inganno e perversione. Del resto sappiamo che oggi la etica ecclesiale è molto debole su questo e anche se si giustifica dicendo che la colpa è del mondo postmoderno, in realtà nasconde la sua profonda crisi che ora mai la rende visibile al mondo come una istituzione corrotta e ambigua, che solo riesce a nascondere e a giustificare solo coloro che le assicurano qualche privilegio anche se piccolo. Una chiesa che fa queste discriminazioni di generi e con arroganza e disprezzo (anche se non è la prima volta) è una chiesa che davvero non ha più niente da dire. E mi stupisce tanto che teologhe e teologi italiani non reagiscano mai su questi tipi di dichiarazioni, mi stupisce e mi rattrista pensare che ora mai si accetta tutto, non solo politicamente ma anche nell’ambito ecclesiale. Mi stupisce che le donne che fanno teologia nelle università italiane non dicano niente dopo una dichiarazione che indirettamente ci definisce tutte –solo per essere donne- legittimamente disponibili non solo per i vari politici di turno, ma anche per tutti coloro che hanno il diritto di svegliarsi con il desiderio di servirsi di noi. A monsignor Bertolo vorrei ricordare una frase del libro del profeta Isaia: non dica lo straniero che ha aderito al Signore: -Certo mi escluderà il Signore dal suo popolo!-. Non dica l’eunuco: -Ecco, io sono un albero secco!-. (Cfr.Is 56,3). Straniero, eunuco, ma che posto hanno queste categorie di persone nel nostro immaginario cristiano individuale e collettivo? E si ricordi che la sapienza e la possibilità di intuire il Mistero e la Divina Presenzia nella storia, non ci viene data necessariamente per aver ricevuto una “investitura”, per altro oggi più feudale che veramente cristiana, ma anche da chi, con rispetto, cerca la vita e non solo per sé o per una sua ristretta categoria, ma per tutti e, anche questo, non lo invento, ma lo si può trovare in un testo neotestamentario che ancora una volta si riferisce a chi, all’epoca, si definiva come “eunuco”: At 8, 8,27-39. Comunque, con queste affermazioni e con questi toni, si capisce perché la chiesa ha nascosto per secoli gli abusi sui minori e sulle donne e oggi a queste realtà si aggiungono gli abusi teorico-morali e reali sugli omosessuali. Ad ogni lettore, affido ulteriori riflessioni e conclusioni.

3 commenti:

nadia ha detto...

assolutamente solidale con il tuo intervento.
alcune voci di donne sparse qua e là per la verità ci sono state, ma non si riesce a fare gruppo ad alzare la voce.

Alessandra ha detto...

Antonietta sono d'accordo con te in tutto...solo alcune precisazioni: mons Arduino è vescovo emerito di Foligno e va precisato; inoltre penso che a loro modo anche le teologhe italiane diffondano un loro sentire...se tu sei iscritta alla news vedrai che le lettere girate dalle tue sorelle correvano nel web grazie anche a loro. Continuiamo a vivere la 'resilienza'. ciao sr alex

marta t. ha detto...

Ciao Antonietta. Sono contenta di averti trovata.
Io mi sono da tempo allontanata dalla chiesa cattolica ma sono contenta di leggere quello che scrivi.
Grazie.