lunedì 26 luglio 2010

PROCEDERE FLUIDI

Domenica 25 luglio sono stata invitata a condividere con la Fraternità di Romena, un momento di festa e anche di riflessione sul cammino che questa fraternità ha fatto in questi ultimi anni. Il tema attorno a cui siamo stati invitati segue l’eco biblico del testo del profeta Isaia: allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti… (Is 54,2). La giornata infatti era impostata attorno all’immagine del “percorso”. Così che , accettando l’invito ho cercato di rileggere, a voce alta, queste intuizioni, sogni, desideri che la Fraternità di Romena, porta avanti da molti anni. E per introdurmi in questo viaggio, ho pensato che forse l’elemento più bello per rappresentare un percorso è, ancora una volta, l’acqua. E’ per questo che nella prima parte della mia riflessione ho usato un video trovato su YouTube, che ha come sottofondo la canzone dei Queen “We will Rock you”. Ringrazio dunque chi ha condiviso negli spazi virtuali di You tube questo video (www.spazio.libero.it) a cui mi sono ispirata e che, insieme ad alcuni amici, mi sono permessa di interpretare, aggiungendo alcune frasi o parole chiave, per condividere le mie intuizioni.
Far memoria di un percorso non significa solo ricordare il percorso della Fraternità di Romena ma i percorsi in generale. Il testo della canzone che accompagna il video è molto eloquente in questo senso. Il video infatti ricorda i percorsi più diversi e quotidiani, forse per alcuni di noi, i percorsi più strani: lunghe itineranze interiori ed esteriori; lunghi esodi di tante persone; faticosi e pesanti passi di chi sente che nella vita più che camminare sta vagando, forse senza sapere dove andare, tirando calci alle lattine per la strada –come dice la canzone dei Queen-. Percorsi un po’ complicati, forse non identificati tra quelli ufficialmente riconosciuti come “spirituali”, ma comunque percorsi e comunque percorsi dello spirito, anche degli spiriti inquieti, cioè quegli itinerari più segreti, delle parti più “leggere” di noi. Allora forse, si tratta davvero di una “ode al percorso”, a tutti quei tentativi di tante persone o della vita in generale, che cerca di procedere, nella storia. Ode ai percorsi più sconosciuti; percorsi delle evoluzioni della specie, degli atomi, delle stelle, dei microrganismi. Ode ai quei percorsi evidenti e allo stesso tempo occulti come quelli dell’aquila nel cielo, del serpente sulla roccia, della nave in alto mare e dell’uomo in una giovane donna, come canta la Sapienza biblica (Cfr. Pro 30, 18-19). E ode anche al percorso dell’acqua, sì, l’acqua con la sua anarchica storia. Lungo ogni cammino o percorso accadono molte cose, come si osserva in questo breve video, a cui vorrei dare un titolo e mi piacerebbe chiamarlo: “Procedere fluidi”. E’ su questa fluidità, che, forse stranamente si allargano le tende… si dilatano gli spazi… si cammina non portati dal tempo, ma con esso, imparando a conoscerlo. Nella realtà un fluido è uno stato della materia che si deforma illimitatamente o fluisce (liquidi, gas, plasma o solidi plastici). Particelle che possono essere allontanate indefinitivamente tra loro. Gli antichi alchimisti dicevano che il fluido è una sostanza che, passando da un corpo all’altro, trasmette calore. So benissimo, invece, che parlare oggi di fluidità può suscitare molte critiche, basti pensare a tutta la interpretazione della modernità liquida secondo il filosofo Bauman. Oggi infatti si dice che la fluidità è la malattia più grave della nostra società, delle nuove generazioni, sottoposte a trasformazioni costanti. Ma forse è proprio per questo che dobbiamo riscattarla, perché camminare fluidi è anche il camminare del nostro tempo confuso o deciso, ma comunque capace di percorrere la vita. Forse questo sconcerto sul nostro mondo contemporaneo, ci viene perché siamo abituati a pensare i percorsi come qualcosa di evidente, in qualche modo riconoscibile. Ma proviamo invece a ricordare che le dimensioni della vita non sono tutte così riconoscibili come pensiamo e così evidenti e i passi del nostro vagare, come dice il salmista, anche. Procedere fluidi dunque, significa anche imparare ad avanzare in quei percorsi meno evidenti, forse più silenziosi di quello che pensiamo. D’altronde, quando i pellegrini, o gli eremiti, cercavano spazi di silenzio e percorrevano certe strade o sentieri, era per riscoprire precisamente quelle trasformazioni silenziose, che solo l’itineranza del cuore, della mente, della vita, permette riconoscere. Il percorso sui generis dell’acqua, personalmente mi evoca questa vita che scorre non superficialmente, ma sì fluidamente. Il percorso dell’acqua forse riconosciuto più come ciclo; qualcosa che di per sé riconosciamo come ciclo. Il ciclo, antica parola con radici greche. Ciclo: girare, avvolgere, muovere, rotolare, cerchio, anello. Qualcosa che torna e ritorna, per esempio di anni; qualcosa che torniamo a contare o riconsiderare di nuovo, ogni volta che ci sembra di aver finito. In questo caso, l’attenzione cade su questo particolare soggetto che è l’acqua, nelle sue più profonde e segrete o evidenti metamorfosi. L’acqua questo elemento-soggetto, che prima di essere difesa ci ha sempre difeso, ci ha creato opportunità e possibilità; l’acqua per cui in questi ultimi tempi ci siamo di nuovo risvegliati per tutelare; l’acqua per la quale 10 anni fa in Bolivia si fece una guerra, si soffrì, ma anche si gioì, per averla difesa, protetta, liberata, intuendo che la sua liberazione era anche la nostra. L’acqua, dunque, un elemento politico, sociale, comunitario, ma di tutti, un bene che più che essere pubblico è molto segreto, perché in effetti segue le sue proprie anarchiche leggi: tra essenzialità assenza per la sua segretezza e abbondanza per il suo costante fluire. L’acqua, con la sua capacità di prevaricazione, a volte un “essere” in eccesso, come dicono alcuni, che lascia attoniti, spaventa, ma anche stupisce. E’ l’acqua che mi evoca in modo così bello, un cammino, anche nelle sue forme più cicliche. Il cammino è molto particolare, perché evoca qualcosa che sa prendere la forma di chi la raccoglie o di ciò che attraversa, per cui il suo percorso, che diventa ciclo, non evidenzia solo il suo modo di essere, ma piuttosto lascia spazio alle forme, alla materia. L’acqua questo elemento che raccoglie i sapori e gli odori delle superfici che percorre (le rocce per esempio con i loro Sali minerali). Non si tratta di un elemento concluso, arrogante, ma di un elemento che prende e porta con sé aspetti che di per sé non sono i suoi e allora si arricchisce. Ma anche le superfici che vengono a contatto con l’acqua non sono più quelle di prima, perché l’acqua toglie o restituisce qualcosa e, quando è costante, puntuale, modifica, lascia le sue tracce, crea dei percorsi che forse altri interpreteranno e a loro volta si informeranno. Non è un elemento neutrale, passivo, ma trasforma, si muove nella vita e muove la vita o , a volte, la smuove. Un elemento arcaico, delle origini del mondo, un elemento liquido, che a volte ci destabilizza. Acqua cervello (85%), acqua reni (83%); acqua muscoli (76%); acqua sangue (92%), acqua ossa (22%), ecc. ecc. Acqua lacrime, d’accordo alle nostre fatiche, ma anche alle nostre gioie, emozioni, passioni e sogni. E allora, forse, la liquidità oltre alla fluidità, del nostro percorso è qualcosa di importante, la fatica di questa insicurezza, ma allo stesso tempo, forza dell’insicurezza, del non vedere il risultato, del non conoscere la fine e continuare a percorrere. Ma, come abbiamo detto, nel percorso che a volte, anche nella nostra vita diventa ciclo, succedono tante cose. Tutte queste parole che ho aggiunto nel video, forse ci ricordano questo. Ricostruirsi: vorrei pulire e togliere tutti quei luoghi comuni che si generano attorno a questo termine. In realtà ricostruire, abbinato all’acqua sembra davvero un paradosso. Eppure questo verbo si associa benissimo ad un percorso o ad un ciclo, per toglierci di dosso quella certa originalità di cui pensiamo essere rivestiti. Il verbo costruire non ha nei suoi sinonimi, o nella sua morfologia, un senso così piacevole –quasi da boy scout- il verbo costruire che viene dal latino constrùere indica uno sforzo, strùere: accumulare, mettere insieme, indica un mucchio di qualcosa che si ammassa. In altre parole è un lento comporre, mettendo insieme più cose. I nostri percorsi infatti non sono così perfetti o limpidi come pensiamo, camminiamo anche ammucchiando aspetti della vita differenti, non tutti così sintonici, docili gli uni agli altri. Forse la ode alla ricostruzione, significa ode a questo saper comunque mettere insieme, in realtà qualcosa di molto vero nel nostro mondo, ma comunque difficile, visto che siamo comunque e sempre tentati a ridefinirci da soli, nelle nostre egocentriche visioni interiori. Rinnovarsi-rinnovare: Dal latino re-novare, anche questo un composto: il prefisso “re”, come ripetizione, e novare, cioè nuovo. Fare di nuovo una cosa, ripetere o sostituire una cosa già usata con una nuova. Anche qui questo nostro muoverci o allargarci, non così originale come pensiamo, non senza gli altri o senza il bisogno degli altri. Tra il ripetersi o ripetere e la capacità di sostituire, e anche interpretare di nuovo, con tutte le sue valenze politiche e sociali, oltre che quelle personali individuali. Nel mondo della sapienza biblica è questo strano modo di stare all’erta, un invito costante: faccio nuove tutte le cose… ma anche questo, la maggior parte delle volte in strane trasformazioni silenziose. Avviene con ciò che già esiste, estrarre cose nuove e cose antiche (Mt 13,52) ; probabilmente la cosa più difficile del rinnovarsi è ammettere che già esiste qualcosa o qualcuno, che mi fa crescere… Ecco faccio nuove…tutte le cose (Ap 21,5); faccio una cosa nuova Is 43,19. Se esiste questo invito è perché normalmente non è così evidente: il ciclo di questo rinnovare e rinnovarsi è quasi sempre molto segreto, occulto alle nostre manie di evidenza. Ma le Scritture sono piene di queste fotosintesi esistenziali che avvengono in questi strani riciclaggi della vita. Crescere: e’ un verbo molto bello, ma forse anche un po’ pericoloso…relazionato all’aumento di qualcosa. Occupare più spazio, riempire, prendere lo spazio di altri… E’ molto bello dunque crescere, come relazione con la vita, ma è anche una responsabilità , una sensibilità differente, a volte porta i segni di un cambio e di un tempo differente, i segni della maturità, le rughe, il vello sul corpo… Politicamente e socialmente non sempre la crescita di una società è stata qualcosa di bello per tutti, eppure succede così, ad ogni verbo diremmo, corrisponde questa bellissima autocritica che dobbiamo farci, costantemente per non andare avanti superficialmente. Lo stesso potremmo dire del verbo prosperare. Anche questo termine rientra in questa logica dell’aumento e allora sempre questo strano e bellissimo paradosso. Penso a Francesco di Assisi, lui che aveva ristrutturato la Porziuncola, ma di fronte alla costruzione di alcuni spazi, reagisce buttando di nuovo giù tutto. Non dico di più su questo episodio, lo lascio lì aperto alla interpretazione ma ritorno sulla fluidità, il rimanere costantemente in strani equilibri della vita, allerta su ogni fissismo e su ogni sicurezza inutile. Il bisogno di costruire torri per essere qualcuno, ma anche uno strano malessere che ne consegue. Allora, tutti questi verbi, non sono verbi si quantità, ma di fedeltà, attenzione alla crescita di altro che abbiamo intorno. Riconoscimento degli humus segreti della vita che provengono non da noi, ma da Altro ed altri. D’altra parte prosperare, per esempio, è sinonimo di attecchire, cioè: qualcosa che normalmente si dice delle piante ed avviene dal di dentro. Osmosi, una bellissima parola greca che nella sua radice verbale apre diverse possibilità: spingere, fare scorrere, ma anche: odore (in greco osmé). Una trasformazione, un passaggio, uno scambio, fenomeno fisico che consiste nella fusione di due liquidi; influenza reciproca, un itinerario gli uni negli altri. E così via: fertilizzare, dal latino ferre, portare… Un termine relazionato a un lavoro, a un prendersi cura di qualcosa, come capacità di cambiare le proprietà chimiche esistenti…un avvio a cicli di trasformazione. E poi sciogliersi: distacco, che indica qualcosa che si lascia libero e si libera, ma anche si stacca, perché ogni vincolo vitale ha due fasi successive, ci permettere di liberarci e liberare, ma forse per liberarci e liberare dobbiamo essere più sottili e fluidi, e, come nel video, passare tra le sbarre che, probabilmente rimarranno ancora presenti. E allora crescere, crescere con le metamorfosi degli altri, le diversità, e nonostante tutto, nei processi più umani che hanno il potere di spegnere inutili e distruttivi fuochi, anche qui come nel video, l’omino fa la pipì e spegne il fuoco: ammoniaca interiore; un gesto reale, fatto tante volte da tanti, per ripararsi dai gas che scarica la polizia sulle innumerevoli proteste dei popoli. E’ anche così che si alimenta la vita, ma che si alimenta anche della vita. Questa vita che vorremmo fosse leggera come il sogno, ma anche decisa, costante, come l’osare sulle cose della vita, su noi stessi, sul cosmo. Leggeri, come la leggerezza, quella che l’acqua supporta e sopporta; intreccio di molecole che tessono una superficie su cui chi è leggero, nella personalità, nel suo sogno e desiderio (libertà intellettuale), può camminare, come avvenne con Gesù. Leggerezza, quella che -come diceva Italo Calvino - ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare dicendoci che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall'inizio dei tempi... E’ dunque con queste prerogative, che oggi e sempre, vorremmo ripensare i nostri percorsi e anche quelli della storia oltre che quelli bellissimi di Dio, come canta il Salmista: sul mare la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque, ma le tue orme non furono riconosciute… (Sl 77,20)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

BELLO !! E' STATO COSTRUTTIVO COME SEMPRE

Anonimo ha detto...

che bello ma come fai

Franco ha detto...

" Pensiamo che Dio continui ad abitare la storia e che la sua divina presenza ci sia solo quando le persone tornano ad incontrarsi."

Panikard scrive che Dio è il "FRA" tra le cose. Che Dio è RELAZIONE.

Che dobbiamo superare l'immagine di Dio come qualcosa o qualcuno piu' potente di noi.

Anonimo ha detto...

Continua così ne ha bisogno l'umanità e la chiesa.